Governare la complessità: cosa fa un AI Strategist.
Abbiamo intervistato Luca Gabanini, AI Strategist di Integra Solutions per scoprire il valore, l’approccio e le responsabilità del suo ruolo all’interno della unit AI For Real
1. Quando dici che fai l'AI Strategist… cosa intendi davvero?
LG: Quando dico che sono AI Strategist intendo che affianco team e aziende nel comprendere come l’Intelligenza Artificiale può diventare uno strumento concreto di crescita e innovazione. Non si tratta solo di usare tool di AI, ma di capire dove, perché e con quale impatto integrarli nei processi aziendali: dal marketing alle risorse umane, dal design alla gestione dei dati. L’AI non è mai un fine, ma sempre un mezzo per risolvere problemi reali e creare valore.
In poche parole per me essere AI Strategist oggi significa essere ponte tra persone, processi e tecnologia, rendendo l’intelligenza artificiale uno strumento pragmatico e funzionale per creare valore, sostenere la crescita e potenziare abilità umane.
2. Come si misura il tuo impatto?
LG: II valore di ciò che faccio voglio sempre misurarlo nei risultati tangibili. Per esempio, attraverso una mappatura dei processi aziendali più efficiente, un piano di implementazione che riduce gli sprechi, o un modello di prompt design che aumenta la qualità degli output e la produttività dei team. Misuro il mio impatto osservando l’aumento della efficacia operativa, la riduzione delle inefficienze e il livello di adozione responsabile e consapevole dell’AI nei processi quotidiani. Tutto questo lo metto in pratica tramite la somministrazione alle aziende di assessment quantitativi prima e dopo il mio intervento in modo da avere una chiara comparazione tra la situazione preesistente e quella successiva all'implementazione.
3. In che modo supporti le aziende nell’adozione dell’AI?
LG: Parte fondamentale del mio lavoro è trasferire competenze e consapevolezza — non solo “fare cose con l’AI”, ma far sì che i team imparino a usarla in modo autonomo e responsabile. Questo avviene con workshop, sessioni di training, consulenza continuativa, documentazione e policy condivise. L’obiettivo è creare una cultura dell’AI dentro l’azienda, dove ogni persona capisce non solo cosa, ma come e perché utilizzare questi strumenti.
4. Quanto conta il lato relazionale nel tuo lavoro?
LG: Moltissimo. L’AI è tecnologia, ma prima di tutto è l’essere umano che decide, interpreta e applica. La strategia inoltre non si costruisce da sola: serve dialogare con team eterogenei, ascoltare esigenze, mappare i processi lavorativi, mediare visioni e tradurre intuizioni in azioni concrete. Senza relazioni solide e fiducia reciproca, è difficile implementare soluzioni che funzionino davvero nel contesto di business.
5. Quanto conta la strategia rispetto alla sperimentazione?
LG: Contano entrambe, ma devono convivere. La sperimentazione è fondamentale per capire cosa funziona davvero e dove si può applicare, mentre la strategia serve a dare una direzione, delle priorità e dei limiti chiari. Senza strategia si sperimenta in modo caotico, senza sperimentazione la strategia resta teorica. Il mio ruolo è farle dialogare in modo equilibrato.
6. Come cambia il modo di lavorare delle persone quando l’AI entra nei processi?
LG: Cambia soprattutto il focus. Le persone possono delegare all’AI le attività più ripetitive o operative e concentrarsi su decisioni, creatività, analisi critica e visione. Questo però richiede accompagnamento: formazione, nuove abitudini e un cambio di mentalità. L’AI non sostituisce il lavoro umano, lo trasforma.
7. Cosa rende l’approccio ‘AI For Real’ diverso dagli altri?
LG: Il fatto che parta dalla realtà. Non proponiamo soluzioni standard, formazioni teoriche e generiche, ma percorsi costruiti sui bisogni reali delle aziende e delle figure lavorative coinvolte. AI For Real significa portare l’intelligenza artificiale fuori dalla teoria e dentro i processi, le decisioni e le competenze quotidiane.
8. Come vedi l’evoluzione del ruolo di AI Strategist nei prossimi anni?
LG: Diventerà sempre più centrale e trasversale. L’AI entrerà in ogni area aziendale e serviranno figure capaci di governare questa complessità, unendo visione strategica, comprensione tecnologica e attenzione alle persone. L’AI Strategist sarà sempre meno un ruolo “tecnico” e sempre più un ruolo di guida.
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